La bici d'oro

Battezzata ufficialmente, dalle colonne del suo giornale, dal Direttore de La Gazzetta dello Sport, nasceva nel marzo 1997 la "Bici d'Oro", per celebrare ogni anno il campione che, con le sue gesta, ricordasse le imprese del Grande Airone.

La votazione di questo prestigioso concorso veniva effettuata al termine della stagione agonistica (dopo il Giro di Lombardia) da una Giuria così formata:
  • Giuria dei Giornalisti: oltre 230 firme del giornalismo sportivo di network radio, tv, agenzie di stampa, quotidiani e magazine di 22 nazioni di ogni continente;
  • Comitato dei Garanti: composto dai Direttori di Giro d'Italia, Tour de France, Vuelta de Espana, dal direttore e dal caposervizio ciclismo de La Gazzetta dello Sport e dal Presidente del Consorzio Turistico. 
Ogni giornalista indicava nella Scheda Voto 3 nomi. Al primo venivano assegnati 5 punti; al secondo 3 punti; al terzo 1 punto. La somma dei punteggi raccolti determinava la classifica dei giornalisti
Il Comitato dei Garanti, votando allo stesso modo, dava origine alla classifica dei garanti. 
Le due classifiche, assemblate, indicavano il vincitore del premio. 

Le prime quattro edizioni del Premio Bici d'Oro vennero assegnate a: Jan Ullrich (1997); Marco Pantani (1998) entrato nell'Olimpo dei fuoriclasse che hanno vinto Giro e Tour nello stesso anno; Lance Armstrong (1999-2000) già campione del mondo nel '93 che, dopo aver vinto la gara più importante contro la malattia del secolo, tornò alle corse dominando per due volte consecutive il Tour de France
Il Premio consisteva in una lastra d'oro del peso di circa 800 grammi, inserita in una preziosa cornice di lapislazzulo, dove sapienti mani artigiane riproducevano, con un'antica lavorazione a sbalzo, l'immagine grafica ricavata da una straordinaria fotografia di Fausto Coppi sui Pirenei. 

Scriveva, nel marzo 1997, Candido Cannavò

"Se un giorno qualsiasi, di un anno qualsiasi, lontano da ricorrenze e commemorazioni, decidessimo di chiedere agli italiani "qual è stato il più grande nostro campione di questo secolo?", la risposta sarebbe sempre la stessa: Fausto Coppi. Non è un'intuizione, ma una esperienza che abbiamo già fatto.
Tutti i referendum, tutte le graduatorie degli ultimi trent'anni, portano allo stesso intramontabile nome. La polvere del tempo diventa borotalco: non copre i ricordi, ma serve a custodire il patrimonio della memoria. Coppi fu un'umanissima contraddizione vivente, tra mito e debolezze, tra implacabili azioni di comando, amori, lacrime, trionfi e felicità fuggenti. 
Il rosa della "Gazzetta" è impastato con i ricordi di Coppi. Essi sgorgano di tanto in tanto dalle pagine non come rimembranze lontane, ma cronache vive. 
Il mondo di Coppi è anche il nostro.
Gli uomini di Coppi, quelli che gli vissero accanto, sono nostri amici fraterni. I luoghi di Coppi, dove cominciò e fiorì la sua leggenda, ci appartengono in senso spirituale. 
Da qui, da questa familiarità struggente, nasce il premio dedicato a Fausto, il più grande campione di questo secolo. "La Gazzetta" battezza e sposa l'iniziativa, la proietta in Italia e nel mondo, la consegna ai nostalgici e ai giovani che vogliono sapere. 
Di premi, lo sapete, ce ne sono tanti, ma questo è diverso: noi vogliamo farne il più importante riconoscimento annuale del ciclismo, chiamando in causa per la votazione tutti i Paesi dove questo sport ha una cittadinanza importante. 
Mi pare bellissimo, infine, che questo premio intitolato a Coppi trovi i suoi primi fautori e la sua casa in quella parte d'Italia, a cavallo fra Lombardia, Piemonte e Liguria, dove Fausto scoprì di essere nato per la bicicletta. Dinanzi ai nomi romantici di Castellania, Novi Ligure, Tortona, la Gazzetta s'inchina. 
Da lì parte Coppi, da lì parte il premio. Buon viaggio, Campionissimo". 

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